La mediazione è esportata negli eco-conflitti

07/11/2016
La mediazione è esportata negli eco-conflitti

La Camera arbitrale di Milano lancia la mediazione nel settore ambientale. Uno strumento che dovrebbe ridurre il conflitto su base locale tra fautori e oppositori di progetti più o meno grandi il cui impatto ambientale spaventa le comunità locali. La decisione, a lungo ponderata, prenderà ufficialmente corpo il prossimo 24 novembre a Milano quando saranno approvate le Linee guida che ne disciplinano il funzionamento. 
L’iniziativa, che parte da Milano ma dovrebbe poi replicarsi anche in altre zone d’Italia, si colloca nel più ampio progetto che la Camera di commercio di Milano (sotto il cui ombrello opera la Cam) porta avanti da alcuni anni per sviluppare il ricorso a strumenti alternativi di risoluzione delle controversie. Non si è resa necessaria una specifica normativa ma un lavoro di estensione dell’applicazione dell’istituto a nuove e più complesse controversie. Quelle ambientali appunto.
La mediazione, quindi, da strumento per smaltire il carico pregresso di controversie e liti pendenti diviene un mezzo per prevenire e sbloccare i sempre più frequenti conflitti di natura ambientale che sorgono su tutto il territorio nazionale, come, per esempio, intorno a progetti più o meno grandi di opere e infrastrutture. Il progetto Mediazione ambientale vede come capofila la Camera arbitrale di Milano (Cam), Azienda speciale della Camera di commercio di Milano, insieme ad altri partner quali Assolombarda, Confcommercio, regione Lombardia, comune di Milano, Tribunale di Milano a Tar Lombardia. 
Il progetto mira a valorizzare l’esperienza maturata nella mediazione civile e commerciale e metterla al servizio dei numerosi conflitti ambientali che affliggono il nostro paese.